• Luglio 2020 •
Prima di leggere questo libro, un grosso scoglio che avevo era quello di mettere da parte la mia razionalità, per tentare di non limitarmi nelle aperture a nuovi punti di vista. La mia formazione ingegneristica e la mia (oserei dire) necessità di comprendere sempre tutto, mi portava a dei vicoli ciechi che non riuscivo ad aggirare. Ognuno di noi ha chiavi differenti per aprire le porte delle stanze in cui ci chiudiamo inconsapevolmente, ed è stata una vera scoperta per me trovare la mia chiave che attraverso la razionalità spiegava l’irrazionale. Questa chiave è stata la meccanica quantistica. Attraverso di essa possiamo comprendere ciò che c’è (di reale), senza soffermarci su ciò che sembra (la percezione mediata dai nostri sensi). Questa chiave non è universale, e non è detto che apra le tue porte, ma per me è stato così, e se anche tu sei molto razionale, potrebbe essere un ponte per portarti “dall’altra parte”. Non sei razionale? Meccanica quantistica è un termine che evoca in te preconcetti di ambiti fisici che credi non riuscirai mai a comprendere? Non preoccuparti, continua a leggere perché nelle mie sottolineature ritroverai nuovi punti di vista, non trattati di fisica.
È giunto quindi il momento di parlare di La realtà ultima, di Paolo Marrone, che vorrei veramente ringraziare per la chiave che mi ha donato. La prima sottolineatura riporta un approccio di Paolo, che mi sento di condividere.
Questo libro contiene le mie considerazioni personali, frutto di un percorso di crescita assolutamente individuale, e come tali vanno valutate. La verità assoluta non esiste, e chi spaccia la propria come l’unica verità a cui credere è solo immerso in una grande illusione e vittima ignara del proprio ego.
Siamo tutti immersi nel proprio percorso di riscoperta del Sé, e i punti di vista degli altri possono farci scorgere dei sentieri che non avevamo notato, di modo tale da darci la possibilità di esplorare nuovi territori. Partiamo subito da uno di questi spunti.
Condividere qualcosa avendo bene in mente il fatto che al primo livello non esiste alcuna scarsità non fa altro che creare l’idea di abbondanza legata all’oggetto che stiamo condividendo. Quell’idea non potrà fare a meno di esprimersi in un momento successivo attraverso la materializzazione del corrispondente oggetto nel secondo livello.
Qui l’autore indica con “primo livello” quello delle forme-pensiero, ossia ciò che deve nascere in noi prima di giungere al “secondo livello”, cioè quello materiale che percepiamo con i nostri sensi. Il punto fondamentale di questa sottolineatura sta nel concetto di abbondanza. Un’abbondanza talmente grande da non essere mai scalfita da qualsivoglia dono di lei stessa. Il concetto è più mentale che fisico, nel senso che se sono convito di possedere in abbondanza qualcosa, posso donarla senza il timore di perderla. Questa sensazione (o per meglio dire convinzione) di abbondanza, non può far altro che “predisporre” il mondo esterno a creare le condizioni per farcela effettivamente vivere sul piano materiale. Per poter fare esperienza di qualcosa su questo piano, ovviamente quel qualcosa deve esistere. L’autore, oltre al concetto di forma-pensiero accennato prima, tratta anche del tema dell’osservatore, inteso come attore necessario alla creazione.
Prima di poter comprendere fino in fondo la prossima sottolineatura, è giusto chiarire cosa si intende per osservatore. Togliamoci prima di tutto l’idea che osservare dev’essere fatto necessariamente con gli occhi, altrimenti non sarà possibile comprendere l’atto dell’osservazione in sé, che fa riferimento più all’esperienza di qualcosa piuttosto che alla sua visione. Nel libro si tratta approfonditamente dell’esperimento della doppia fenditura, di cui non parlerò in questo passo, perché si può trovare descritto da moltissime fonti facilmente accessibili. In questo esperimento si parla del dualismo onda-particella, per dimostrare scientificamente che una particella, se non osservata, ha natura ondulatoria, ossia possiede la caratteristica di essere nello spazio e nel tempo con una data probabilità. Se osservata, quest’onda diventa una particella fisica osservabile nel piano materiale (si dice che l’onda collassa) in un dato punto dello spazio-tempo. Questo collasso è dato dall’osservazione, ma chi è che osserva?
L’atto dell’osservazione avviene solo quando c’è una presa di coscienza di quell’evento, ma l’Osservatore non può essere fatto di materia, perché per esistere avrebbe bisogno di un secondo Osservatore che faccia collassare le particelle della materia di cui è fatto il primo… e così via, in un loop senza fine.
Noi siamo fatti di particelle, quindi c’è stata un’osservazione che ha reso possibile la creazione di ognuna di esse che compone il nostro corpo. Questa osservazione non può essere stata effettuata da un’altra persona o da qualcosa di materiale, perché altrimenti, per lo stesso motivo, le particelle di cui è composta avrebbero dovuto collassare a valle di un’osservazione, ma a questo punto fatta da chi? Dalla Coscienza. Un’unica Coscienza che fa esperienza del Tutto attraverso di noi (e di ogni altra cosa).
Il nostro corpo è quindi il mezzo più adatto per esperire la realtà materiale che ci circonda, ma
non dobbiamo fare confusione tra ciò che esiste e ciò di cui facciamo esperienza.
Questo perché, immersi in tutte le potenzialità possibili, noi scegliamo qual è il futuro di cui vogliamo fare esperienza, e siccome non riusciamo a convincerci che tutto è già disponibile nel momento presente
creiamo il tempo nella convinzione che serva del tempo per raggiungere l’illuminazione.
In realtà abbiamo già tutto ciò che ci serve, ma siamo noi stessi a negarlo. Il modo in cui lo facciamo, per la maggior parte delle persone, è non accettare la propria situazione attuale. Questo sottolinea due cose: non crediamo di essere noi stessi i creatori della nostra realtà e pensiamo che la nostra situazione è dettata da altri, verso cui tipicamente mostriamo rabbia e rancore. Cosa possiamo fare quindi? Dobbiamo partire dal perdono. Ne ho parlato proprio nel passo precedente, La danza della realtà, e prima ancora nei passi Ricordati chi sei anima antica e No time for karma. Il perdono verso gli altri ci pone in una condizione ideale in cui il momento presente ci appare diverso e dove prendiamo coscienza che tutto dipende solo da noi. È a quel punto che deve giungere un altro perdono, quello verso noi stessi, che ci pone nelle condizioni ideali per guidare le esperienze e non subirle. Anche Paolo Marrone parla del perdono nel suo libro e dice che
L’idea che deve esserci dietro al perdono è proprio la consapevolezza che non esiste alcun torto, ma solo esperienze da cui trarre un benefico insegnamento. Nient’altro. Il vero perdono è comprendere che non c’è bisogno di alcun perdono.
Questo percorso interiore è contrastato da un inquilino che spesso confondiamo con noi stessi. Sto parlando dell’ego, che usa la nostra mente per farci credere chi siamo (materialmente), dandoci un’idea di noi applicabile molto facilmente nel mondo percepito, ma assolutamente in contrasto con il nostro vero Sé, che rimane silenzioso in attesa che il vociare dell’ego smetta di confonderci.
L’ego è molto subdolo, perché pensa con la nostra mente, e dato che non siamo in grado di percepire l’origine dei nostri pensieri, siamo convinti di esserne gli artefici. Gran parte dei pensieri che appaiono nella nostra mente non sono altro che induzioni create dal nostro ego, il quale ha l’unico scopo di rimanere in vita, e per farlo deve nascondersi ai nostri occhi per poter agire indisturbato.
Anche in questo caso, attraverso l’osservazione, possiamo comprendere questi meccanismi come spettatore, accorgendoci che non siamo la nostra mente, il nostro corpo o il nostro ego. Siamo la nostra coscienza, che fa esperienza del mondo duale. Se procediamo ancora su questa strada, risulterà ovvio che non possono esserci più coscienze, perché staremo considerando solo un nuovo livello di separazione, meno materiale e più etereo, ma quasi una sorta di ego evoluto, che ci fa credere ancora nella “mia” coscienza, separata dalla “tua”, quando invece esiste una sola Coscienza.
Tutto già esiste, tutto è già stato creato nel momento in cui il Tutto Unico attraverso la Coscienza ha deciso di conoscersi, ed è tutto disponibile nell’istante presente. Quello che ognuno di noi può fare è rendersene conto e prendere parte a questa scoperta di noi stessi, fino all’Origine. Qui. Ora.
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