• Dicembre 2018 •

Questo libro, Il magico sentiero dell’intuizione, è il secondo che mi è capitato fra le mani dell’autore Florence Scovel Shinn. Le parole di questa scrittrice di fine ‘800 le lessi per la prima volta nel suo Il gioco della vita, e le ritrovo con piacere in questo passo, che comincia con la prima sottolineatura:

Il subconscio è una semplice forza senza direzione.

È una forza, perché riesce a muoverci senza che neanche ce ne accorgiamo, ma è senza direzione, nel senso che segue senza il minimo contrasto quella che gli diamo noi stessi. Molto semplicemente intendo che, se ad esempio siete (consciamente) convinti che la giornata che state vivendo non potrà portarvi nulla di buono, questo verrà trasferito al subconscio, che da buon servo con la sua incredibile forza si adopererà affinché ciò avvenga. Ovviamente vale anche il contrario, ma siamo meno inclini a credere agli aspetti positivi di questo comportamento, e questo non ci fa neanche sperimentare dove ci porterebbe questa attitudine.

Se associamo aggettivi negativi alla definizione del nostro stato, questi si sedimenteranno nel nostro inconscio, definendoci sempre più nella modalità che sentiamo. Perché non iniziare quindi a definirci in maniera più positiva, non di sfuggita, ma ripetutamente, con metodo e convinzione, per osservare quello che accade? Rimarrai sorpreso dal cambiamento, e se cambi dentro, cambierà anche quello che osserverai fuori.

Spesso quello che proviamo è influenzato dalle cose materiali. Sto parlando del senso di mancanza di ciò che non possediamo, o l’eccessivo attaccamento a quello che già è nostro, nel timore di perderlo.

Le cose non dovrebbero mai possedervi; siete voi che dovreste possedere le cose. Non abbiate paura della perdita, o i vostri beni svaniranno. Non si possiede mai realmente ciò che si teme di perdere.

Dalle cose alle persone il passo è breve, e questo ci porta ad una riflessione seria di cosa sia realmente l’amore. Amare una persona, nel senso più ampio del termine, che sia il nostro partner, nostro figlio o un amico, a volte viene confuso con due concetti molto distanti fra loro. Il primo è quello legato al “possesso” della persona, che porta a credere che l’amore ricevuto sia dovuto, mentre il secondo è quello del “bisogno” della persona per considerarsi completi o felici. Non ci si accorge che amare significa essere in relazione con una persona (o, perché no, con un qualsiasi essere vivente) senza possederla o averne necessità, rendendosi conto che insieme si è molto di più che l’unione di due entità distinte. L’Uno è più grande dei singoli.

La prossima sottolineatura riprende il libro degli Ebrei 11:1

Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono.

Sono quasi d’accordo, ma non avrei utilizzato il termine “sperano”. Forse, chi lo sa, la parola è solo dovuta a un’errata traduzione del testo originale, ma io credo che la fede è certezza di cose che “si hanno”, e quello porta a comportarci in maniera coerente con quella convinzione, attraverso una profezia autoavverante che la rende l’unica realtà possibile. Immagino che questo concetto possa averti disorientato. Se ho già ciò che voglio, che senso ha avere fede di averlo? In termini strettamente razionali, questo non ha senso, ma quello che intendo è che non ci rendiamo conto di avere un potenziale infinito. Siamo autolimitanti. Quando percepiamo una mancanza nella nostra vita, cerchiamo di colmare quel vuoto, non facendo altro che sottolinearlo. Cambiando prospettiva e avendo certezza che quel vuoto non esiste, ecco che compare nel mondo percepito quello che abbiamo sempre avuto, da cui la fede in ciò che già abbiamo.

Ho capito che il miglior sentimento che posso provare è la gratitudine, che incarna la consapevolezza dell’abbondanza e della bellezza che ci circonda, e questo crea in un circolo virtuoso le condizioni esterne per permettermi di continuare a fare questa esperienza. Sono i sentimenti positivi che ci innalzano perché

ricorda sempre che provare odio e sentimenti negativi è come bere veleno sperando che l’altro muoia.

Ho detto più volte che in realtà “l’altro” non è reale, quindi se questo è chiaro, appare ovvio il significato di questa sottolineatura. Se però non è così chiaro per te, prova a pensare a dove sta l’odio o il sentimento negativo. Tutto quello che proviamo è solo dentro di noi. Quello che trasferiamo verso gli altri è solo quanto basta a trovare un capro espiatorio, per rendere più credibile la convinzione che la situazione non dipenda da noi. Se invece accettiamo che tutto quanto è creato da noi, abbiamo l’immediata presa di coscienza che possiamo modificare quello che percepiamo, che normalmente chiamiamo vita. Questo diviene man mano più semplice eliminando i nostri pensieri autolimitanti.

Lo sviluppo cognitivo non è la mera acquisizione di nuove abilità e conoscenze. Un fattore chiave di questo sviluppo è imparare a inibire abitudini che impediscono di esprimere ciò che già si conosce.

Il libero arbitrio è la capacità di scegliere i pensieri a cui dare attenzione. L’attenzione focalizzata è energia che, attraverso la ripetizione e le emozioni elevate, trasforma le forme pensiero in elementi tangibili di cui la nostra mente fa esperienza attraverso i sensi.

Perché non creare la persona che vogliamo essere, nella vita che vogliamo avere? Anzi, per essere più corretti e riprendere quello che ho scritto prima: perché non essere la persona che siamo, nella vita che abbiamo?

Vuoi rimanere aggiornato sui miei passi? Iscriviti alla mailing list.

Riceverai una mail quando pubblicherò un nuovo passo o ci sarà una novità interessante di cui renderti partecipe.

    Condividi questo passo nella tua storia

    Articoli recenti

    • Pensa come un monaco - Jay Shetty

    Pensa come un monaco – Jay Shetty

    • Maggio 2022 • Ogni tanto accade che il titolo di un libro attiri la mia attenzione, e l'incitazione Pensa come un monaco ha acceso la mia curiosità. L'autore del libro, Jay Shetty, [...]