• Aprile 2019 •
Questo libro mi ha dato un nuovo punto di vista che non avevo mai considerato e, quando questo avviene, da un lato provo piacere per la scoperta di poter guardare le cose con occhi nuovi e dall’altro comprendo sempre più che focalizzarsi troppo sui punti di vista che autoconfermano le nostre credenze è una limitazione. Il libro si intitola Tutto è uno, ed è stato scritto da Michael Talbot. Tutto ruota intorno al concetto di ologramma, e alle teorie di due grandi pensatori del passato recente.
Considerate insieme, le teorie di Bohm e Pribram forniscono un nuovo, profondo modo di osservare il mondo: I nostri cervelli costruiscono matematicamente la realtà oggettiva, interpretando frequenze che sono in definitiva proiezioni provenienti da un’altra dimensione, un ordine di esistenza più profondo al di là dello spazio e del tempo: il cervello è un ologramma celato in un universo olografico.
Ma cos’è un ologramma? Lo stesso autore descrive che “un ologramma è prodotto quando una singola luce laser viene divisa in due raggi separati. Il primo raggio viene diretto sull’oggetto che dev’essere fotografato. Poi si lascia collidere il secondo raggio con la luce riflessa del primo, e la configurazione di interferenza che ne risulta viene registrata su una pellicola”. Una delle particolarità che mi ha più colpito di un ologramma è che “a differenza delle normali fotografie, ogni porzione di un pezzo di pellicola olografica contiene tutta l’informazione dell’intero. Perciò, se una lastra olografica viene spezzata in frammenti, ciascuno di essi può ancora essere usato per ricostruire l’intera immagine”.
Molti psicologi si sono concentrati sul modello olografico, ma uno di quelli che mi ha più incuriosito è Stanislav Gross che, negli studi con sua moglie Christina, ha elaborato delle tecniche per indurre gli stessi stati di coscienza alterata che si possono raggiungere assumendo LSD, ma senza l’utilizzo di droghe. Loro definiscono olotropico
uno stato di coscienza in cui è possibile accedere al labirinto olografico che congiunge tutti gli aspetti dell’esistenza.
Detto in parole più chiare, stiamo parlando di uno stato in cui ci sia possibile prendere coscienza di quello in cui siamo immersi, senza le limitazioni e i vincoli dettati dai nostri sensi. Ho scritto “in cui siamo immersi”, anziché la prima cosa che mi era venuta in mente, ossia “che ci circonda”, perché a mio avviso rende maggiormente l’idea dei costrutti fondamentali su cui poggia la nostra (falsa) idea di realtà. Siamo “immersi” in campi (nel senso che la fisica dà al termine), in contrapposizione all’idea del corpo di essere “circondato” da qualcosa al di fuori di esso anche perché, secondo l’autore,
Il corpo è un costrutto di energia, e in definitiva potrebbe non essere più sostanziale del campo energetico nel quale è immerso.
Diamo sempre troppo peso a quello che rappresenta il nostro corpo. Non sto dicendo assolutamente che sia inutile, poiché ci permette di fare esperienza nel mondo duale, ma questa esperienza è in qualche modo dettata da altro rispetto a noi. Nel testo, è riportata una citazione dell’ex astronauta Edgar Mitchell, il sesto uomo a mettere piede sulla luna, che afferma:
Creiamo la nostra realtà poiché la nostra realtà emotiva interiore – il nostro subconscio – ci conduce nelle situazioni dalle quali impariamo.
Imparare, questa è la chiave. Quante volte ci si è ripresentata, magari sotto una luce leggermente differente, la stessa situazione, e abbiamo agito sempre nello stesso modo, pentendoci poi di quanto fatto? Ti sembra una situazione familiare? Fino a che non impareremo, ci verranno sottoposte le stesse prove. Solo dopo aver realmente compreso cosa voleva insegnarci quella situazione, ci accorgeremo che quello che era capitato diverse volte non accadrà nuovamente, perché non è più necessario alla nostra crescita. Questo percorso avviene su di un altro piano, diverso da quello fisico, ma che in quest’ultimo trova il terreno per fare esperienza. Non dobbiamo però vincolarci solamente a quello che possiamo esperire attraverso i sensi, altrimenti ci autolimitiamo. Questo concetto è ripreso nel testo attraverso una citazione di Kenneth Ring, presa dal suo libro Life and Death.
L’accesso alla realtà olografica diventa disponibile esperienzialmente quando la nostra coscienza è libera dalla sua dipendenza dal corpo fisico. Fino a che rimaniamo legati al corpo e alle sue modalità sensoriali, la realtà olografica può al meglio essere un costrutto intellettuale.
Tendenzialmente, immaginiamo il nostro corpo come il mezzo con cui ci interfacciamo con la realtà percepita, e la mente come l’elaboratore e l’aggregatore di tutte le informazioni rilevate, che riordina tutti gli stimoli per creare una realtà autoconsistente. L’autore invece la vede in maniera differente, e afferma che
Noi – come tutte le cose in un universo olografico – siamo fondamentalmente un fenomeno di frequenze che la nostra mente trasforma in varie forme olografiche.
Quindi, se la realtà olografica transcodificata dalla nostra mente deriva da queste “frequenze”, cos’è quell’entità che rende coerenti le nostre esperienze, in un’unica comprensione della realtà ultima? Prima di rispondere, riporto l’ultima sottolineatura rimasta sul libro, che riprende le parole di Sri Aurobindo, il quale asseriva che
anche la coscienza è composta da diverse vibrazioni e riteneva che la materia avesse un certo grado di coscienza. Come Bohm, egli affermava perfino che la psicocinesi è un risultati diretto del fatto che tutto ciò che è materia è in una certa misura conscio. Se la materia non fosse conscia, nessuno yogi potrebbe muovere un oggetto con la propria mente, perché non vi sarebbe possibilità di contatto fra lo yogi e l’oggetto.
Da un lato Sri Aurobindo con il lavoro interiore e dall’altro Bohm con gli studi scientifici, giungono a conclusioni comuni. Riprendendo la domanda lasciata in sospeso, è la Coscienza che fa esperienza attraverso di noi nel piano duale, per arricchire la propria comprensione di Sé. Se ci identifichiamo totalmente con il nostro corpo, la nostra mente, e quindi in definitiva con il nostro ego, non abbiamo il minimo accesso a questa Coscienza, che è in realtà ciò che siamo veramente. Fra questi due estremi, sono racchiusi tutti i passi che ci possono portare dal sogno che viviamo quotidianamente alla riscoperta del nostro vero Sé.
Vuoi rimanere aggiornato sui miei passi? Iscriviti alla mailing list.
Riceverai una mail quando pubblicherò un nuovo passo o ci sarà una novità interessante di cui renderti partecipe.
Articoli recenti
Pensa come un monaco – Jay Shetty
• Maggio 2022 • Ogni tanto accade che il titolo di un libro attiri la mia attenzione, e l'incitazione Pensa come un monaco ha acceso la mia curiosità. L'autore del libro, Jay Shetty, [...]
Universi paralleli del Sé – Frederick E. Dodson
• Settembre 2021 • In un gruppo di discussione su di un social, stavo leggendo dei commenti che riportavano dei libri che avevano in qualche modo cambiato il modo di pensare delle persone [...]
Un corso in miracoli – Foundation for inner peace
• Dicembre 2020 • Preferisci avere ragione o essere felice? Questa frase la lessi la prima volta nel libro No time for karma, dove in origine sentii nominare Un corso in miracoli. Anche [...]