• Dicembre 2015 •
In questo passo non troverai come solitamente accade un libro da cui emergono le mie sottolineature, ma un video del TED Global del 2013, che in passato attrasse il mio sguardo. Si tratta del discorso di David Steindl-Rast (è un monaco benedettino) intitolato Volete essere felici? Siate grati. Nel mio post che condivisi dopo la sua visione, scrissi
Stop, Look, Go. C’è l’hanno insegnato quando eravamo piccoli per attraversare la strada, ma applicato ad ogni singolo istante (opportunità come le chiama lui), può cambiare quello che lascia in noi (rendendoci riconoscenti).
Un’estrema sintesi in cui si parla di istante (presente), opportunità e riconoscenza (o gratitudine, entrambe parole che troppo spesso dimentichiamo). Procediamo però per ordine, riprendendo alcune delle affermazioni che David fa nel suo discorso.
Tutti noi vogliamo essere felici.
Credo che non ci sia molto da aggiungere. A volte può sembrare che desideriamo altro, però è solo il velo che nasconde la ricerca della felicità. Spesso si rincorrono oggetti materiali, che portano una felicità breve ed effimera, o delle esperienze, che lasciano in noi una traccia più persistente, di cui però stravolgiamo l’essenza tentando di aggrapparci a quelle sensazioni senza viverle pienamente in quel momento. Questo dipende da quello che ognuno di noi creda sia la via per ottenere la felicità che tanto anela, ma il monaco si fa un’altra domanda, per darci immediatamente la sua risposta:
Qual è il collegamento fra felicità e gratitudine?
È la gratitudine che ci rende felici.
A questo punto viene spontaneo domandarsi cos’è la gratitudine, anche perché come ho scritto prima dimentichiamo quale sia il suo vero significato profondo. La risposta personale dello speaker deriva da questo ragionamento:
Sperimentiamo qualcosa che per noi ha un valore […] ed è veramente regalato. […] Non l’avete comprato. Non l’avete guadagnato. Non l’avete scambiato. Non avete lavorato per ottenerlo. […] In presenza di queste due cose, qualcosa che ha molto valore per me e mi rendo conto che mi viene regalato, spontaneamente dal mio cuore sorge gratitudine, la felicità mi viene dal cuore spontaneamente. È così che funziona la gratitudine.
I due elementi sottolineati, valore e regalo, portano secondo lui alla gratitudine, vista come generatrice di felicità. Anche in questo caso, cerchiamo di andare oltre il primo significato che attribuiamo alle due parole. Cosa per noi ha valore? Soprattutto l’accostamento della parola regalo alla parola valore non deve far correre immediatamente la nostra mente a un enorme pacco che una volta scartato contenga qualcosa di grande valore economico, perché fortunatamente c’è dell’altro, e ben più importante, di questa misera visualizzazione.
Qualche giorno dopo aver visto il video, ero in macchina durante i primi attimi del calar della sera, e mi ritrovai immerso in uno splendido tramonto invernale. Mi sentii veramente grato (a chi, è un’altra domanda che ci porterebbe verso un’interessante digressione) per quell’esperienza, ed effettivamente la felicità (nella sua forma più semplice, ma non per questo di minor valore) mi pervase. Non era il primo tramonto che apprezzavo nella mia vita, ma probabilmente la visione del TED Talk aveva lasciato qualcosa in me. Quindi basta apprezzare un tramonto ogni tanto, per essere felici? Ovviamente no, e Steindl-Rast infatti procede affermando che
La chiave di tutto questo è che non possiamo sperimentarlo solo ogni tanto. Non possiamo solo vivere singoli episodi di gratitudine.
Aggiunge anche che
L’opportunità bussa una volta sola
ma non dobbiamo vivere questo come una minaccia o la previsione di infinite occasioni perse. Questo perché se non cogliamo quell’opportunità, ce ne viene data un’altra, continuamente, in ogni singolo momento presente che viviamo. Ma come possiamo non perdere questi infiniti istanti presenti, dove la nostra gratitudine si può tradurre in felicità? La spiegazione viene data attraverso un esempio relativo a quando da piccoli ci hanno insegnato ad attraversare la strada.
Fermati. Guarda. Vai.
Dobbiamo creare dei segnali di stop nelle nostre vite.
In questa affermazione il “guardare” si intende esteso a tutti i sensi, e per poter fare esperienza del momento dobbiamo rallentare, anzi fermarci, per non perdere l’opportunità, come descritto prima. Ma questo non significa tradurre il fermarsi in un’immobilità che non ci fa agire. Infatti con “vai” si intende proprio l’approfittare dell’opportunità che ci è data (e che non avremmo colto se non ci fossimo fermati a guardarla).
Un sentimento che genera abbondanza
Vorrei chiudere queste considerazioni, riprendendo un concetto che può cambiare completamente il nostro modo di porci nella vita. Tutto si basa su di un tema che approfondiremo nei prossimi passi, che ruota attorno al fatto che se noi siamo convinti (certi) di essere già in possesso di qualcosa, le condizioni al contorno di questa nostra convinzione non potranno far altro che adattarsi a questa certezza. Ora, in questo caso, se siamo “strabordanti” di gratitudine, quali saranno gli effetti di ciò che ci circonda per adattarsi a questo nostro stato d’essere? La risposta, se mi hai seguito fin qui, la sai già. Sarai immerso in una felicità duratura, data dal fatto che se sei grato per quello che hai, significa che hai già tutto ciò di cui hai bisogno.
Vuoi rimanere aggiornato sui miei passi? Iscriviti alla mailing list.
Riceverai una mail quando pubblicherò un nuovo passo o ci sarà una novità interessante di cui renderti partecipe.
Articoli recenti
Pensa come un monaco – Jay Shetty
• Maggio 2022 • Ogni tanto accade che il titolo di un libro attiri la mia attenzione, e l'incitazione Pensa come un monaco ha acceso la mia curiosità. L'autore del libro, Jay Shetty, [...]
Universi paralleli del Sé – Frederick E. Dodson
• Settembre 2021 • In un gruppo di discussione su di un social, stavo leggendo dei commenti che riportavano dei libri che avevano in qualche modo cambiato il modo di pensare delle persone [...]
Un corso in miracoli – Foundation for inner peace
• Dicembre 2020 • Preferisci avere ragione o essere felice? Questa frase la lessi la prima volta nel libro No time for karma, dove in origine sentii nominare Un corso in miracoli. Anche [...]